sulla porta
Noi siamo quelli fuori dalle feste.
Noi siamo quelli fuori dalle feste.
La co-creazione non vale per tutte le stagioni. Alcune cose sono fatte con la partecipazione che è diversa dalla co-creazione.
Dopo un’esecuzione non diciamo se è stato bello o no, se c’era pubblico o meno, perché non conta la fine. Vince il progetto che ha avuto il processo più interessante.
La co-creazione ha permesso di ritrovare il civismo nella gente che ha deciso di partecipare.
L’idea, prima teorizzata e poi attuata, che la cultura è partecipazione, che la facciamo tutti insieme, non cade dall’alto, non è elitaria né incomprensibile.
I laboratori di costruzione collettiva: lavoro insieme, sentirsi parte di qualcosa, partecipare. La creatività è stata esercitata prima e altrove.
Una co-creazione attenuata ma non inesistente, con rapporto fra chi crea e chi partecipa di 70-80 (Fondazione) a 30-20 (cittadini).
Ai cittadini protagonisti si chiede di suggerire spunti, canzoni, movimenti, luoghi, storie, che vengono poi rielaborati e restituiti.
Tre diversi processi di co-creazione: con gli operatori culturali; con i cittadini protagonisti; con i cittadini partecipanti. Senza gradazioni di importanza.
60.000 cittadini. È una questione di energia.
Qualcuno produce e qualcuno fruisce: questo paradigma è cambiato.
Uno sforzo collettivo che ha interpellato energie.
Vogliamo che il sogno iniziato quest’anno continui. Non uccidete il nostro sogno.
Dovete dire ai vostri parenti che tutti possono partecipare alla festa, perché è una festa di tutti.
Per poter dire di aver contribuito a Matera 2019 bisogna poter dire di esserne parte.
Gli orizzonti di Matera per me si sono allargati.
La co-creazione mette sullo stesso piano le persone di tutti i livelli professionali.
Comunità e artisti. In mezzo, fondamentali i facilitatori.
Ho cercato di trasmettere il senso che ha per me l’essere materana.
Aver dato alla cittadinanza un ruolo di utilità è stato un valore aggiunto.
Avevo bisogno di tempo per me, allora ho partecipato.
Ho voluto prendere parte per costruire una rete.
Rompere la passività stimolando l’istinto partecipativo.
Io e mia moglie ci siamo iscritti subito, ma mia figlia lo aveva fatto ancora prima.
La cultura diventa pratica della vita di tutti i giorni, disegnando un nuovo modo di essere cittadini.
Non cittadino o spettatore, ma abitante culturale che partecipa attivamente ai processi di co-creazione e di co-generazione.
Uno dei valori cruciali: il rapporto tra partecipazione, cultura e cittadinanza.
Ci sono un sacco di cose che con il nostro lavoro e l’intelligenza collettiva possiamo riuscire a fare.
Sono riuscito a fare quello che facevo solo perché c’è stata la partecipazione.
Abbiamo fatto molti tentativi, mooolti tentativi. Ci siamo resi conto non di aver finito le possibilità, ma di averle solo iniziate.
Essere strutturati può facilitare lo sviluppo e l’impegno. Non ci incontreremo più solo per una birra, ma per fare tanto altro: per rinnovare e ripartire nuovamente.
Chi partecipa non lavora da solo. Condividere le esperienze intensifica i benefici che nascono dal mutuo scambio di conoscenze e di competenze.