discontinuità
La discontinuità può riguardare i singoli, non l’intera comunità.
La discontinuità può riguardare i singoli, non l’intera comunità.
Solo un tessuto fitto e solidale di cultura può contrastare ogni forza disgregante.
Ho cominciato non ad avere idee diverse, ma a ragionare in maniera diversa.
L’innovazione diventa progresso quando la nuova cura è accessibile a tutti, indipendentemente dal censo.
Innovazione e frugalità unite per valorizzare al massimo il potenziale delle risorse esistenti.
Non è utile perché porta turisti, ma perché ci porta a raffinare la relazione con i turisti stessi.
Tra il sogno e l’esperienza c’è la pratica, che rende vero e usuale il sogno.
Partecipazione significa dire quanto sono disposto a perdere di mio, a profitto della comunità.
Non è una questione di diritto, ma di ripensamento. Viviamo una crisi di immaginazione.
Rompere la passività stimolando l’istinto partecipativo.
Le persone sono al centro di quello che abbiamo costruito.
Non avevamo mai pensato alla dimensione culturale dello sport. Introducendo l’arte urbana abbiamo ampliato i contatti e aggiunto nuova progettualità.
La partecipazione attiva dei cittadini alle pratiche e ai percorsi di creazione ne faranno una festa unica, e porteranno a sviluppare una comunità consapevole.
Nel contempo, gli artisti devono avere la capacità di fare un passo indietro e di diventare co-creatori.
La cultura diventa pratica della vita di tutti i giorni, disegnando un nuovo modo di essere cittadini.
Uno dei valori cruciali: il rapporto tra partecipazione, cultura e cittadinanza.
La co-creazione è come il lievito madre, che devi alimentare continuamente per farlo crescere e non morire.
La festa deve articolare una geografia di residenze, pratiche, ospitalità che diano durata alle esperienze e ne garantiscano la partecipazione dei cittadini di ogni età, provenienza, abilità e religione.
Vogliamo che le azioni artistiche si sviluppino dialogando con la morfologia unica della città, per restituire attraverso la festa un’esperienza forte di comunità.
Dedicare un po’ di tempo all’intera collettività.
Il mondo della co-creazione per i Project Leader è iniziato 8-10 anni fa.
È una scoperta terapeutica, perché ti fa scoprire lati di te che sono nascosti.
Desideriamo che a Matera tutte le arti, anche nelle loro ricerche più avventurose e profonde, diano vita a un evento collettivo, una festa laica.
Ho cercato di trasmettere il senso che ha per me l’essere materana.
Lucani si diventa!
L’apprendimento non dovrebbe terminare con l’università o con la scuola.
Che da questo sogno si generi uno slancio inesauribile.
Nessuno aveva la benché minima idea di cosa potesse essere.
Networking: qualcosa è cambiato.
Le imprese culturali e creative locali sono fondamentali perché sono le realtà stabili e strutturate che conoscono le persone e il territorio.
Io c’ero. Purtroppo non ho potuto seguire tutto, l’offerta era davvero tanta.
Il concetto di dosaggio, che è diverso da remix.
Abbiamo fatto molti tentativi, mooolti tentativi. Ci siamo resi conto non di aver finito le possibilità, ma di averle solo iniziate.
Il tempo è in bilico, lo spazio anche, tra alto e basso, salite e discese simbolicamente impervie.
Il percorso fatto da Matera 2019 e dai Project Leader ha permesso un confronto molto allargato con le altre Capitali della Cultura in Europa.
L’unico modo per evitare il rischio del down è costruire intelligenza collettiva.
All’inizio del processo c’è stato un momento di grande carisma e di impegno mediatico. Poi grande lavoro pratico.
L’impegno di questi anni è stato creare una struttura più grande e quindi anche diversa.
Amiamo l’arte e l’arte ci aiuta a vivere.
La co-creazione è un progetto che deve essere ripetuto. Le repliche permettono un miglioramento più efficace del processo.
Non siamo comparse. Non siamo attori professionisti, certo; ma non siamo comparse.
Accoglienza. Simpatia. Disponibilità. Predisposizione al rapporto sociale.
Solo se mischi le carte la partita si fa interessante.
Desideriamo un luogo per l’arte partecipata, fondata sulla relazione tra linguaggi artistici e il territorio.
Il processo ha favorito il miglioramento sia quantitativo che qualitativo delle relazioni.
Se il lavoro è diverso allora sono diverse le soddisfazioni.
La sfida è generazionale.
Esplorare l’ignoto con fiducia.
Co-creare comporta un ampliamento dei contenuti.
Raccogliere tutte le idee e fare ad imbuto.
Per desiderio di parola, di riconoscimento, per volontà di fare.
Il pensiero come compost: elementi che provengono da diverse parti e da diverse fonti. Funziona, però, se c’è un equilibrio tra i vari elementi.
Alla fine, dobbiamo scegliere poche cose sulle quali concentrarsi. Così può crescere la comunità.
Gli orizzonti di Matera per me si sono allargati.
Quantitativo, strutturato, classico VS modulare, replicabile, open.
I volontari sono un patrimonio umano notevole che la città acquisisce per sempre.
Siamo tutti responsabili di ciò che avviene.
Le esperienze dei volontari e tutte le cose che abbiamo costruito insieme non devono andare perdute.
Ognuno può applicare le proprie modifiche per renderlo proprio.
L’errore nel processo di co-creazione è per fare meglio, è un impegno.
L’antropocene è una nuova era geologica, in cui la forza trainante del cambiamento non è la terra stessa, ma l’uomo.
Per poter dire di aver contribuito a Matera 2019 bisogna poter dire di esserne parte.
Colpisce tantissimo chi viene da fuori, come l’irlandese. Tutti ritrovano un filo comune con una storia collettiva.
Senza fretta. Senza paura di sbagliare. Prendendo rischi. Facendo assieme.
Lentezza e ampiezza di tempo. Il 2019 era stato già definito.
La città ha capito che ciò che rappresenta la cultura può venire da noi stessi: ognuno di noi può dare qualcosa.
La ricerca della bellezza dev’essere una pratica quotidiana di consapevolezza, insita anche nelle piccole cose.
Matera ha dato spazio a nuove forme creative, aprendosi a nuovi percorsi, perché il vecchio non sempre funziona.
Nulla è troppo grande o complesso per il team giusto.
Open Design School progetta sistemi aperti.
I membri non lavorano da soli.
60.000 cittadini. È una questione di energia.
Quello che si fa, lo si fa in modo collaborativo, non competitivo.
La cultura come vera opportunità per disegnare un modello sostenibile di sviluppo socio-economico.
Tutto quello che è successo ha suscitato una curiosità e un desiderio.
Il monitoraggio porta memoria di come ci siamo evoluti.
Noi abbiamo creato la struttura: temporanea, fluida. È poi l’artista che definisce la forma.
Il nostro patrimonio è stato curato e deve essere ricordato e non disperso.
Le collaborazioni con le comunità locali hanno permesso di consolidare l’intento sentito e condiviso dalla maggior parte dei progettisti, quello di “continuare a fare”.
Con l’esperienza di co-creazione e di Matera 2019, ci siamo posti un nuovo obiettivo che è il benessere sociale collettivo in toto, non solo quello per cui eravamo nati.
Difficile definire il risultato a priori: esso si definirà nel corso del processo.
Fondamentale, il percorso di consapevolezza.
Per me un elemento importante è la commozione. Come quando da bambino passava, inaspettatamente, la banda.
È stato un lavoro intenso. Per la co-creazione serve un arco temporale più ampio.
Auspichiamo la nascita di un centro culturale irradiante in tutta la regione e in tutto il sud.
Matera non ha bisogno di essere inventata, esiste così come è!
L’unico metodo è il lavoro. Se lavori allora arriverai da qualche parte.
Il coraggio di puntare su un tema innovativo dedicato ai giovani e al futuro.
Aver dato alla cittadinanza un ruolo di utilità è stato un valore aggiunto.
Ho comprato subito il passaporto e l’ho anche regalato.
Bisogna lavorare per superare la sindrome di vedovanza.
Matera è fatica, la fatica di chi ha percorso mille gradini, tirandosi dietro il mulo.
Che cosa stiamo co-creando rispetto al futuro?
Noi cittadini vogliamo essere promotori e partecipanti attivi di questa festa formando un collettivo in collaborazione e fusione costante e creativa con la Fondazione Matera 2019.
Io non voglio questa responsabilità: sono venuto qui perché voglio continuare a sognare.
Più che alla creazione e alla progettazione, i cittadini hanno collaborato alla ricerca delle collezioni e dei contenuti.
Noi giuriamo fedeltà alla bellezza.
È stato un anno impegnativo, dal punto di vista fisico, ma anche per tutte le relazioni che abbiamo costruito.
Avevo bisogno di tempo per me, allora ho partecipato.
La Fondazione ha tre sedi. Questo ha permesso di rigenerare tre luoghi diversi.
Casino Padula e l’Open Design School hanno dato un nuovo senso al quartiere di Agna.
Io e mia moglie ci siamo iscritti subito, ma mia figlia lo aveva fatto ancora prima.
Il 2019 non è fatto di cose materiali ma di partecipazione entusiastica.
Matera 2019 ha insegnato a fare un progetto. Ora, cosa vuoi fare da grande? Ogni partecipante deve deciderlo.
Valore aggiunto dei cittadini, nessuna colonizzazione.
L’idea, prima teorizzata e poi attuata, che la cultura è partecipazione, che la facciamo tutti insieme, non cade dall’alto, non è elitaria né incomprensibile.
Qualcuno produce e qualcuno fruisce: questo paradigma è cambiato.
Date un kit di lavoro, una strumentazione che ognuno può sfruttare come meglio crede, ma che è a disposizione di tutti.
Essere frugali: avvalersi di ciò che già esiste, rendendolo molto più fruibile.
È importante creare non solo un sistema cultura, ma anche un sistema di imprese a supporto che possano diversificare l’offerta.
La co-creazione è complessa. La complessità è da gestire e se non sei in grado di farlo, te la perdi.
La co-creazione funziona perché ti devi aprire, ognuno porta la propria esperienza.
Non ho capito bene. Però mi sembra una figata pazzesca.
La co-creazione richiede chiarezza e rispetto reciproco.
Matera è una comunità in cammino e deve continuare a camminare.
L’implementazione di uno strumento fatto di hardware e di software.
Il passaggio dalla società della rete a quella di oggi è antidemocratico. C’è stata una verticalizzazione: pochi soggetti controllano la totalità dei dati. Serve una matematica popolare.
La co-creazione è un processo di miglioramento e di trasferimento di competenze.
Matera è stata un laboratorio per il Sud.
Sapersi rapportare con il tempo. Riuscire ad uscire dalla pressione determinata dal tempo. Riuscire a dilatare il tempo.
Passione. Cura. Frugalità. Ruralità. Riuso. Silenzio. Lentezza.
Matera 2019 è stata un buon biglietto da visita per costruire nuove relazioni, sia a livello locale che nazionale ed europeo, slegate dal solito patrimonio di contatti personali.
Non è possibile concentrarsi solo sullo scambio di competenze, deve esserci anche un percorso di team building. Le relazioni costruite rimangono anche al termine del progetto.
Ascolto e scambio: questa è la chiave.
Esperimento per affascinare con la memoria.
Tra i punti di debolezza: una bassa popolazione studentesca.
Tre diversi processi di co-creazione: con gli operatori culturali; con i cittadini protagonisti; con i cittadini partecipanti. Senza gradazioni di importanza.
La complessità amministrativa frena la co-creazione.
Finalmente pure io sono un pochino famoso!
Co-creazione è un processo complesso, con diverse sfumature e gradazioni di complessità.
Co-creazione si esercita sempre e solo per produzioni originali.
Essenza minerale, vegetale e animale, passato e presente, tutto risuona nella topografia e nella pietre.
Nella co-creazione il decisore deve essere esterno, il lavoro da fare è di curatela.
Sovvertiamo il ruolo dell’artista.
È stata una grande sfida non limitarsi a comprare un’opera. Come con il Teatro San Carlo: non ti compro solo un’opera, ma ti chiedo di produrla con la comunità.
I facilitatori e i mediatori hanno un ruolo centrale. Senza di loro non si va da nessuna parte.
I Project Leader sono 26 casi singoli, non esiste una linea comune, sono insiemi a sé stanti che si intersecano in mille modi diversi. Ma solo per piccole porzioni.
Sono riuscito a fare quello che facevo solo perché c’è stata la partecipazione.
Siamo stati formati: questo è importante.
Ai cittadini protagonisti si chiede di suggerire spunti, canzoni, movimenti, luoghi, storie, che vengono poi rielaborati e restituiti.
Non ne eravamo capaci, ma ci sta che non ci sia stato un risultato. Devi avere un’ampiezza di tempo che non può avere una data di scadenza.
La giusta via sta nel mezzo anche nella quantità degli eventi.
Per sbloccarmi e per intraprendere un percorso di crescita, così come spero possa essere stato per la mia città.
Ora dobbiamo sperimentare e spostare l’asticella più su.
La biodiversità definisce anche la nostra organicità.
È la trasformazione dello straordinario nell’ ordinario la vera sfida.
La comunicazione deve essere collegata, a fronte della co-creazione la comunicazione deve essere univoca e sullo stesso piano.
Si fa fatica a tirare le somme rispetto a cosa si è fatto.
Dovete dire ai vostri parenti che tutti possono partecipare alla festa, perché è una festa di tutti.
Ora si pone la questione dell’alleanza con altre specie che vivono sul nostro pianeta: ci vorrebbero più filosofi e più poeti.
Mai dimenticarsi della grande lezione di Mario Cresci.
Succede di trovarsi in difficoltà perché devi trovare soluzioni usando solo gli strumenti che hai in mano.
Dosaggio, ricomposizione, tanti piccoli aggiustamenti continui e continuativi.
La co-creazione ha bisogno di spazio creativo, se quello spazio si riempie di burocrazia allora lo vai ad annullare.
La co-creazione riguarda gli aspetti economici, ma riguarda molto di più gli aspetti sociali.
La co-creazione ha giocato su due livelli: il primo tra gli operatori culturali e il management, il secondo con i cittadini.
Il processo è che noi, mentre lo facevamo, non sapevamo dove andavamo a finire. Non hai mai le idee chiare rispetto al risultato finale.
Facciamolo diventare bello e replicabile, come la Festa della Bruna.
Era una causa così importante per la mia città.
È fondamentale lavorare sul corpo, sulla voce e la mente, imparando ad ascoltarsi.
L’ambizione di invitare pubblico e artisti a scoprire gli archivi in contesti nuovi.
La co-creazione ha permesso di ritrovare il civismo nella gente che ha deciso di partecipare.
Noi crediamo che praticare l’arte, applicarsi ad essa, viverla, sia un percorso per scoprire le innumerevoli narrazioni della nostra persona.
La co-creazione non vale per tutte le stagioni. Alcune cose sono fatte con la partecipazione che è diversa dalla co-creazione.
Noi, con rispetto parlando, ci siamo fatti un culo così.
Nel corso del processo di co-creazione è utile calibrare le proposte per il pubblico e per i cittadini partecipanti.
I ruoli sono trasversali e fluidi, è importante una messa a sistema delle competenze per facilitare il lavoro di tutti.
Attivare piccoli processi di formazione degli insegnanti per sensibilizzare a nuovi tipi di linguaggio in maniera più capillare.
Il mondo reale è il luogo in cui la co-creazione opera, non esistono prodotti astratti della co-creazione.
Un’interazione continua, un ping pong fra co-creatori con lo stesso livello di desiderio e di tensione all’obiettivo finale, anche se con diversi ruoli e diverse esperienze e competenze.
Si scambiano, si assorbono e si mettono in pratica nuove idee, concetti e pratiche.
Ci interessa la ri-realtà: uno squarcio nel reale che non cancella però la realtà. L’incidente del reale arriva come realtà.
Attraversare con slancio le periferie.
È come fosse un millefoglie, tanti strati che però sono tenuti assieme.
Open Design School è uno spazio sociale, aperto alla città.
Io confesso, molte cose le ho perdute, non perché avevo impegni, ma perché non mi ricordavo che ci fossero.
Dopo un’esecuzione non diciamo se è stato bello o no, se c’era pubblico o meno, perché non conta la fine. Vince il progetto che ha avuto il processo più interessante.
Il mondo sembra, ma non è.
Lo stimolo dell’intelligenza collettiva per l’utilizzo della cultura come software.
Al centro, i cittadini.
Vogliamo che il sogno iniziato quest’anno continui. Non uccidete il nostro sogno.
La co-creazione mette sullo stesso piano le persone di tutti i livelli professionali.
La co-creazione è un lavoro aperto e presuppone che tutti siano sullo stesso livello e che nessuno possa dire “questo è mio!”.
L’intelligenza collettiva come potenziale risorsa per lo sviluppo.
È tempo di kinship: di essere vicini, fratelli. Vedo ottantenni che fanno resistenza, accanto ai più giovani.
Poter dare un contributo, ma anche esprimere il nostro parere.
L’incontro del tramezzino: due ore, dalle 14 alle 16, in gruppi di massimo 16 persone. Si facevano ragionamenti limite verso i quali tendere.
Si lavora in team. Ogni team lavora su un progetto specifico.
Mi sono sempre chiesto: come ci sono riusciti?
Ciò che emerge è unico, ed è questo che lo rende soddisfacente.
Un’epoca di grande trasformazione della specie, in cui la parte femminile emerge alla luce: questo diranno gli storici del futuro.
Dichiarare l’orizzonte di Matera 2019.
L’80% del programma culturale prevede il coinvolgimento della cittadinanza attraverso azioni di co-creazione.