reiterare
La co-creazione è un progetto che deve essere ripetuto. Le repliche permettono un miglioramento più efficace del processo.
La co-creazione è un progetto che deve essere ripetuto. Le repliche permettono un miglioramento più efficace del processo.
Se il lavoro è diverso allora sono diverse le soddisfazioni.
Esci e il tuo lavoro emerge. Sono le persone che capiscono il tuo lavoro.
La complessità amministrativa frena la co-creazione.
La co-creazione richiede chiarezza e rispetto reciproco.
Noi siamo quelli fuori dalle feste.
La co-creazione non vale per tutte le stagioni. Alcune cose sono fatte con la partecipazione che è diversa dalla co-creazione.
Ciò che emerge è unico, ed è questo che lo rende soddisfacente.
Solo se mischi le carte la partita si fa interessante.
La co-creazione è un processo di miglioramento e di trasferimento di competenze.
Dopo un’esecuzione non diciamo se è stato bello o no, se c’era pubblico o meno, perché non conta la fine. Vince il progetto che ha avuto il processo più interessante.
Succede di trovarsi in difficoltà perché devi trovare soluzioni usando solo gli strumenti che hai in mano.
La co-creazione è un lavoro aperto e presuppone che tutti siano sullo stesso livello e che nessuno possa dire “questo è mio!”.
Questa è stata una prova generale, l’anno prossimo sarà un successo!Siamo stati invitati ad avere uno sguardo trasversale, così abbiamo messo in collegamento le diverse realtà.
La co-creazione ha bisogno di spazio creativo, se quello spazio si riempie di burocrazia allora lo vai ad annullare.
Co-creare comporta un ampliamento dei contenuti.
L’impegno di questi anni è stato creare una struttura più grande e quindi anche diversa.
Il processo ha favorito il miglioramento sia quantitativo che qualitativo delle relazioni.
Siamo tutti responsabili di ciò che avviene.
La sfida è generazionale.
Servono coscienza, consapevolezza, un tempo lungo e spazio.
Più sei leggero, più riesci a co-creare.
Non è utile perché porta turisti, ma perché ci porta a raffinare la relazione con i turisti stessi.
La co-creazione ha permesso di ritrovare il civismo nella gente che ha deciso di partecipare.
I ruoli sono trasversali e fluidi, è importante una messa a sistema delle competenze per facilitare il lavoro di tutti.
L’errore nel processo di co-creazione è per fare meglio, è un impegno.
Fondamentale, il percorso di consapevolezza.
È fondamentale avere un vocabolario comune, condiviso. Dobbiamo essere d’accordo sul significato che diamo ai termini utilizzati.
Con la co-creazione tutte le parti si fanno portatori delle informazioni e la comunicazione diventa tentacolare.
Il concetto di dosaggio, che è diverso da remix.
Nel corso del processo di co-creazione è utile calibrare le proposte per il pubblico e per i cittadini partecipanti.
Il tempo deve essere dilatato.
Metti le persone in condizione di lavorare e le cose avvengono.
La comunicazione deve essere collegata, a fronte della co-creazione la comunicazione deve essere univoca e sullo stesso piano.
Nel processo di co-creazione è importante la misurabilità di ciò che è stato fatto per il futuro.
Matera 2019 è stata un buon biglietto da visita per costruire nuove relazioni, sia a livello locale che nazionale ed europeo, slegate dal solito patrimonio di contatti personali.
Non avevamo mai pensato alla dimensione culturale dello sport. Introducendo l’arte urbana abbiamo ampliato i contatti e aggiunto nuova progettualità.
La co-creazione è stata rivoluzione e crescita perché abbiamo acquisito nuove dimensioni e nuove modalità di progettazione.
Facendo arte, soprattutto site specific, c’è abitudine alla co-creazione.
Con l’esperienza di co-creazione e di Matera 2019, ci siamo posti un nuovo obiettivo che è il benessere sociale collettivo in toto, non solo quello per cui eravamo nati.
I nostri progetti sono diventati europei, e adesso i cittadini ci percepiscono come più grandi, più maturi.
L’idea, prima teorizzata e poi attuata, che la cultura è partecipazione, che la facciamo tutti insieme, non cade dall’alto, non è elitaria né incomprensibile.
I laboratori di costruzione collettiva: lavoro insieme, sentirsi parte di qualcosa, partecipare. La creatività è stata esercitata prima e altrove.
Una co-creazione attenuata ma non inesistente, con rapporto fra chi crea e chi partecipa di 70-80 (Fondazione) a 30-20 (cittadini).
Ai cittadini protagonisti si chiede di suggerire spunti, canzoni, movimenti, luoghi, storie, che vengono poi rielaborati e restituiti.
Un’interazione continua, un ping pong fra co-creatori con lo stesso livello di desiderio e di tensione all’obiettivo finale, anche se con diversi ruoli e diverse esperienze e competenze.
La co-creazione ha visto da una parte la Fondazione Matera 2019 (esperti, manager, project manager), e dall’altra operatori culturali il cui mestiere è fare cultura.
Tre diversi processi di co-creazione: con gli operatori culturali; con i cittadini protagonisti; con i cittadini partecipanti. Senza gradazioni di importanza.
Co-creazione si esercita sempre e solo per produzioni originali.
Co-creazione è un processo complesso, con diverse sfumature e gradazioni di complessità.
La co-creazione riguarda gli aspetti economici, ma riguarda molto di più gli aspetti sociali.
Saper prendere pezzi diversi e riuscire a ricomporli assieme.
Essere disponibili al rischio. Mettersi in gioco.
È stato un modo per verificare quanto comunità può essere una parola concreta.
La giusta via sta nel mezzo anche nella quantità degli eventi.
Adesso è importante non cadere sul finale di progetto, che non è la produzione, ma la rendicontazione.
Date un kit di lavoro, una strumentazione che ognuno può sfruttare come meglio crede, ma che è a disposizione di tutti.
Matera 2019 ha insegnato a fare un progetto. Ora, cosa vuoi fare da grande? Ogni partecipante deve deciderlo.
I Project Leader sono 26 casi singoli, non esiste una linea comune, sono insiemi a sé stanti che si intersecano in mille modi diversi. Ma solo per piccole porzioni.
Il monitoraggio porta memoria di come ci siamo evoluti.
Mi sono sempre chiesto: come ci sono riusciti?
60.000 cittadini. È una questione di energia.
Il meccanismo è complicatissimo.
Qualcuno produce e qualcuno fruisce: questo paradigma è cambiato.
Matera ha una forza attrattiva. Era più semplice che alcune cose potessero succedere a Matera piuttosto che altrove.
Questa città è co-creazione. Connotata tutta da questo filo mai interrotto della co-creazione.
Uno sforzo collettivo che ha interpellato energie.
Nessuno aveva la benché minima idea di cosa potesse essere.
Noi giuriamo fedeltà alla bellezza.
Amiamo l’arte e l’arte ci aiuta a vivere.
Siamo in cammino e non ci fermiamo.
Vogliamo che il sogno iniziato quest’anno continui. Non uccidete il nostro sogno.
Il progetto è il processo.
Join è un progetto della Scuola Open Source ed è un progetto aperto.
Dovete dire ai vostri parenti che tutti possono partecipare alla festa, perché è una festa di tutti.
Per poter dire di aver contribuito a Matera 2019 bisogna poter dire di esserne parte.
Gli orizzonti di Matera per me si sono allargati.
La co-creazione mette sullo stesso piano le persone di tutti i livelli professionali.
Comunità e artisti. In mezzo, fondamentali i facilitatori.
Nessun successo è importante quanto un fallimento.
Nulla è più importante della sicurezza.
Tra i punti di debolezza: una bassa popolazione studentesca.
Ho cercato di trasmettere il senso che ha per me l’essere materana.
Il dosaggio è importante, è allora che bisogna calibrare sulle proprie competenze.
Dosaggio, ricomposizione, tanti piccoli aggiustamenti continui e continuativi.
È come fosse un millefoglie, tanti strati che però sono tenuti assieme.
Importante riuscire a ritagliarsi un 20/30% di divagazione, libertà, peregrinazione. Ma non di più.
Sapersi rapportare con il tempo. Riuscire ad uscire dalla pressione determinata dal tempo. Riuscire a dilatare il tempo.
Ho cominciato non ad avere idee diverse, ma a ragionare in maniera diversa.
L’incontro del tramezzino: due ore, dalle 14 alle 16, in gruppi di massimo 16 persone. Si facevano ragionamenti limite verso i quali tendere.
Fummo costretti ad alfabetizzarci.
È stata una grande sfida non limitarsi a comprare un’opera. Come con il Teatro San Carlo: non ti compro solo un’opera, ma ti chiedo di produrla con la comunità.
Viviamo un tempo un po’ disgraziato. Ma non deve andare male tutto: con l’intelligenza collettiva si possono fare tante cose.
Io confesso, molte cose le ho perdute, non perché avevo impegni, ma perché non mi ricordavo che ci fossero.
La ricerca della bellezza dev’essere una pratica quotidiana di consapevolezza, insita anche nelle piccole cose.
Noi, con rispetto parlando, ci siamo fatti un culo così.
Mai dimenticarsi della grande lezione di Mario Cresci.
Difficile definire il risultato a priori: esso si definirà nel corso del processo.
Il processo è il cuore del nostro agire, i risultati sono una conseguenza.
Networking: qualcosa è cambiato.
Importante, da non tralasciare: le idee vengono da tutti, le competenze dai professionisti.
I facilitatori e i mediatori hanno un ruolo centrale. Senza di loro non si va da nessuna parte.
Nel contempo, gli artisti devono avere la capacità di fare un passo indietro e di diventare co-creatori.
Il fallimento è uno dei valori assoluti. Se preferite, si potrebbe dire che è un lusso in sé e per sé.
Lo stimolo dell’intelligenza collettiva per l’utilizzo della cultura come software.
Il coraggio di puntare su un tema innovativo dedicato ai giovani e al futuro.
Impostare un programma di capacity building a livello sistemico.
Lucani si diventa!
Si scambiano, si assorbono e si mettono in pratica nuove idee, concetti e pratiche.
Per desiderio di parola, di riconoscimento, per volontà di fare.
Il cambiamento è partito. Rendiamolo irreversibile.
Affrettarsi, ma con lentezza. Festina lente.
Al centro, i cittadini.
Un altro lemma è quello del fallimento. Fallimento come parte del processo.
La sfida della candidatura ha messo in moto un processo di discussione sulla città e sul territorio che non ha precedenti.
L’80% del programma culturale prevede il coinvolgimento della cittadinanza attraverso azioni di co-creazione.
Matera 2019 è una candidatura unitaria che ha coinvolto tutti, e sostenuta da tutta la Regione.
Almeno il 50% del programma realizzato attraverso co-produzioni europee.
Restituire diritto di cittadinanza ai luoghi in cui si vive, creando nuovi modi di condivisione.
Essere frugali: avvalersi di ciò che già esiste, rendendolo molto più fruibile.
Senza fretta. Senza paura di sbagliare. Prendendo rischi. Facendo assieme.
Che da questo sogno si generi uno slancio inesauribile.
Attraversare con slancio le periferie.
Non è il controllo che genera coraggio.
Quello che si fa, lo si fa in modo collaborativo, non competitivo.
Ora dobbiamo sperimentare e spostare l’asticella più su.
È stato un anno commovente, non potevo trovare una collega migliore di questa qua.
Il nostro patrimonio è stato curato e deve essere ricordato e non disperso.
I volontari sono un patrimonio umano notevole che la città acquisisce per sempre.
La città ha capito che ciò che rappresenta la cultura può venire da noi stessi: ognuno di noi può dare qualcosa.
È stato un anno impegnativo, dal punto di vista fisico, ma anche per tutte le relazioni che abbiamo costruito.
Per sbloccarmi e per intraprendere un percorso di crescita, così come spero possa essere stato per la mia città.
Aver dato alla cittadinanza un ruolo di utilità è stato un valore aggiunto.
Avevo bisogno di tempo per me, allora ho partecipato.
Siamo stati formati: questo è importante.
Poter dare un contributo, ma anche esprimere il nostro parere.
Era una causa così importante per la mia città.
Ho voluto prendere parte per costruire una rete.
Dedicare un po’ di tempo all’intera collettività.
Si può fare!
Per coinvolgere i ragazzi di oggi bisogna cambiare linguaggio: usare instagram, video making, immagini, fumetti.
Esperimento per affascinare con la memoria.
Il pensiero sta cambiando e anche la gestione di input e di informazioni che arrivano al cervello, per cui deve cambiare anche il modo di archiviare.
I nostri progetti sono diventati europei, e adesso i cittadini ci percepiscono come più grandi, più maturi.
Lo sforzo importante è stato quello di impegnarsi in attività come la rendicontazione e la comunicazione, che prima non avevano lo stesso peso.
Il percorso fatto da Matera 2019 e dai Project Leader ha permesso un confronto molto allargato con le altre Capitali della Cultura in Europa.
Più che alla creazione e alla progettazione, i cittadini hanno collaborato alla ricerca delle collezioni e dei contenuti.
Con noi, e con gli artisti, un network di persone esperte che conoscono il patrimonio locale.
Colpisce tantissimo chi viene da fuori, come l’irlandese. Tutti ritrovano un filo comune con una storia collettiva.
Nasce una narrativa diversa: lo stesso patrimonio, lo stesso territorio, riletti in maniera del tutto nuova.
L’ambizione di invitare pubblico e artisti a scoprire gli archivi in contesti nuovi.
Noi abbiamo creato la struttura: temporanea, fluida. È poi l’artista che definisce la forma.
C’è una curatela interna, che fa da collante a tutte le mostre, per creare le condizioni ideali per ogni artista.
Quando si tratta di lavorare con gli artisti, bisogna rispettare la loro pratica.
È stato un lavoro intenso. Per la co-creazione serve un arco temporale più ampio.
Prototipo-laboratorio per una nuova idea di istituzione culturale del ventunesimo secolo.
Archivio di archivi e collezione di collezioni.
Innovazione e frugalità unite per valorizzare al massimo il potenziale delle risorse esistenti.
È sempre più necessario educare alla bellezza, alla danza, alla musica, al teatro e ad ogni forma di arte.
Noi crediamo che praticare l’arte, applicarsi ad essa, viverla, sia un percorso per scoprire le innumerevoli narrazioni della nostra persona.
La bellezza è dentro ciascuno di noi, va praticata per lasciarla emergere.
È fondamentale lavorare sul corpo, sulla voce e la mente, imparando ad ascoltarsi.
Sosteniamo che la bellezza è generata da tutte le forme della diversità.
La festa deve articolare una geografia di residenze, pratiche, ospitalità che diano durata alle esperienze e ne garantiscano la partecipazione dei cittadini di ogni età, provenienza, abilità e religione.
I cittadini sono chiamati a trovare nuovi modi di incontro, dove la poesia si dispieghi nell’ascolto della comunità.
Solo un tessuto fitto e solidale di cultura può contrastare ogni forza disgregante.
Ascolto e scambio: questa è la chiave.
Intervenendo con gli artisti ospiti intendiamo avvicinarci alle giovani generazioni, per comprenderne i desideri e le necessità, anche impliciti o inespressi, e coinvolgerli nel nostro sogno.
Desideriamo che a Matera tutte le arti, anche nelle loro ricerche più avventurose e profonde, diano vita a un evento collettivo, una festa laica.
Desideriamo che più spazi dedicati alle arti possano essere attivati e abitati, cominciando dai teatri già esistenti.
Vogliamo che le azioni artistiche si sviluppino dialogando con la morfologia unica della città, per restituire attraverso la festa un’esperienza forte di comunità.
Con questa festa intendiamo coinvolgere i piccoli comuni della regione e rilanciare la bellezza del vivere nelle piccole comunità.
Desideriamo un luogo per l’arte partecipata, fondata sulla relazione tra linguaggi artistici e il territorio.
Auspichiamo la nascita di un centro culturale irradiante in tutta la regione e in tutto il sud.
La partecipazione attiva dei cittadini alle pratiche e ai percorsi di creazione ne faranno una festa unica, e porteranno a sviluppare una comunità consapevole.
Vogliamo aprire la città agli artisti di tutto il mondo, per sviluppare residenze e percorsi di creazione.
Noi cittadini vogliamo essere promotori e partecipanti attivi di questa festa formando un collettivo in collaborazione e fusione costante e creativa con la Fondazione Matera 2019.
La nostra città, così accogliente e ospitale per i viaggiatori, deve essere il luogo dove annualmente si compia una festa estiva delle arti performative.
Dopo Matera 2019 noi cittadini rivendichiamo un ruolo che è fiorito tra i sassi in questo anno di cultura.
Essenza minerale, vegetale e animale, passato e presente, tutto risuona nella topografia e nella pietre.
Il tempo è in bilico, lo spazio anche, tra alto e basso, salite e discese simbolicamente impervie.
Matera è una città liminale.
È tempo di uscire da una sorta di provincialismo.
Ẻ un’esigenza condivisa quella di continuare a fare qualcosa.
Partecipazione significa dire quanto sono disposto a perdere di mio, a profitto della comunità.
Non siamo comparse. Non siamo attori professionisti, certo; ma non siamo comparse.
Chiediamo l’opportunità per continuare. Siamo stati bravi, ma ora non finisce qua.
La possibilità di dare un contributo artistico, senza nessuna esperienza, è stato magnifico.
Tutto quello che è successo ha suscitato una curiosità e un desiderio.
Abbiamo lavorato sulle canzoni di Matera, su ciò che c’è.
Prima credevo fossero solo i lavoretti che si fanno nelle comunità di recupero.