nuove scritture
Il tema è quello della riscrittura della istituzioni.
Il tema è quello della riscrittura della istituzioni.
I cittadini sono i mandanti e ci chiedono loro di essere interessati
Questo è il luogo in cui fare palestra, ora non voglio smettere di allenarmi.
Matera come nome collettivo che indica una modalità di progetto.
La discontinuità può riguardare i singoli, non l’intera comunità.
Rompere la passività stimolando l’istinto partecipativo.
Abbiamo puntato sulle persone giovani, non solo sul curriculum, ma su chi ha il fuoco dentro.
Attivare piccoli processi di formazione degli insegnanti per sensibilizzare a nuovi tipi di linguaggio in maniera più capillare.
Alla fine di tutto, perché tutto non si spenga, si chiede un atto di responsabilità. La responsabilità è di tutti.
Se vogliamo sublimarci, allora bisogna capire che artista chiamiamo, in grado di sublimare.
Non è necessaria una rinascita, ma una nuova creazione.
Quantitativo, strutturato, classico VS modulare, replicabile, open.
L’open source interconnette e moltiplica tutte le opportunità che si hanno.
Bisogna lavorare per superare la sindrome di vedovanza.
L’unico modo per evitare il rischio del down è costruire intelligenza collettiva.
È la trasformazione dello straordinario nell’ ordinario la vera sfida.
Non ho capito bene. Però mi sembra una figata pazzesca.
È una scoperta terapeutica, perché ti fa scoprire lati di te che sono nascosti.
Mi ha emozionato l’apprezzamento della gente, che mi ha ringraziato per il mio lavoro.
Accoglienza. Simpatia. Disponibilità. Predisposizione al rapporto sociale.
Io e mia moglie ci siamo iscritti subito, ma mia figlia lo aveva fatto ancora prima.
Queste regole devono essere rotte, spezzate, modificate, adattate, riscritte. Non esiste sostituto per l’esperienza e per l’intelligenza collettiva.
Open Design School progetta sistemi aperti.
L’apprendimento non dovrebbe terminare con l’università o con la scuola.
Tutto il lavoro dovrebbe essere compensato.
Nulla è troppo grande o complesso per il team giusto.
Tutto è un esperimento.
I membri non lavorano da soli.
Il laboratorio è il cuore di Open Design School.
Gli allestimenti sono un mezzo, non il fine.
Open Design School è uno spazio sociale, aperto alla città.
L’unico metodo è il lavoro. Se lavori allora arriverai da qualche parte.
Si lavora in team. Ogni team lavora su un progetto specifico.
Il mondo sembra, ma non è.
L’ossessione per l’immortalità è volgare.
Superiamo la parola genere e parliamo di sessi.
La biodiversità definisce anche la nostra organicità.
Nel futuro torneremo a vivere nelle caverne per poter esplorare nuovi pianeti.
Non è una questione di diritto, ma di ripensamento. Viviamo una crisi di immaginazione.
Il corpo come assemblaggio di specie diverse: gli occhi, il naso, non li abbiamo solo noi.
I big data danno una grande capacità computazionale e possono aiutarci a ripensare in termini sistemici al concetto di salute, intesa come salute circolare.
La nuova chiave di lettura della realtà è il micro. Immaginiamo quante e quali informazioni ci può dare la mappa di tutti i batteri che vivono nella metropolitana.
Ci interessa la ri-realtà: uno squarcio nel reale che non cancella però la realtà. L’incidente del reale arriva come realtà.
Per me un elemento importante è la commozione. Come quando da bambino passava, inaspettatamente, la banda.
È tempo di kinship: di essere vicini, fratelli. Vedo ottantenni che fanno resistenza, accanto ai più giovani.
L’uso dell’intelligenza artificiale nella cura delle malattie cardiache permette di vedere cose che l’occhio umano non riesce a vedere: ci dà la capacità di predire.
Un’epoca di grande trasformazione della specie, in cui la parte femminile emerge alla luce: questo diranno gli storici del futuro.
Il passaggio dalla società della rete a quella di oggi è antidemocratico. C’è stata una verticalizzazione: pochi soggetti controllano la totalità dei dati. Serve una matematica popolare.
La cultura diventa pratica della vita di tutti i giorni, disegnando un nuovo modo di essere cittadini.
Non cittadino o spettatore, ma abitante culturale che partecipa attivamente ai processi di co-creazione e di co-generazione.
Passione. Cura. Frugalità. Ruralità. Riuso. Silenzio. Lentezza.
Uno dei valori cruciali: il rapporto tra partecipazione, cultura e cittadinanza.
Riconnessione tra arte, scienza e tecnologia.
Uso sostenibile ed innovativo del patrimonio culturale.
L’intelligenza collettiva come potenziale risorsa per lo sviluppo.
Esperienze collettive per diventare la piattaforma collaborativa culturale più forte e rappresentativa nel Sud Europa.
Matera come luogo aperto e neutrale in cui sperimentare collettivamente soluzioni ai problemi della contemporaneità.
La cultura come vera opportunità per disegnare un modello sostenibile di sviluppo socio-economico.
Il mondo della co-creazione per i Project Leader è iniziato 8-10 anni fa.
La co-creazione è come il lievito madre, che devi alimentare continuamente per farlo crescere e non morire.
Non ne eravamo capaci, ma ci sta che non ci sia stato un risultato. Devi avere un’ampiezza di tempo che non può avere una data di scadenza.
Mai creare rapporti fatti di promesse e di aspettative che non vengono mantenute.
Che cosa stiamo co-creando rispetto al futuro?
Dichiarare l’orizzonte di Matera 2019.
Lentezza e ampiezza di tempo. Il 2019 era stato già definito.
L’orizzonte di senso non ti consente di fare co-creazione, è un processo in divenire.
Il meccanismo economico è fondamentale per la co-creazione. È necessario trovare quello più funzionale a tutti gli attori coinvolti e organizzarsi per renderlo efficace.
Per i Project Leader non è stato il 2019 l’anno della co-creazione: lo sono stati gli anni precedenti.
Si fa fatica a tirare le somme rispetto a cosa si è fatto.
Il processo è che noi, mentre lo facevamo, non sapevamo dove andavamo a finire. Non hai mai le idee chiare rispetto al risultato finale.
L’insieme delle cose genera un senso.
Sovvertiamo il ruolo dell’artista.
Il passaporto è stato democratico, è stato dedicato a tutti i curiosi.
Partendo dalle basi che metto io e che metti tu, con un meccanismo di partecipazione dei cittadini.
Matera è stata un laboratorio per il Sud.
La co-creazione funziona perché ti devi aprire, ognuno porta la propria esperienza.
Le imprese culturali e creative locali sono fondamentali perché sono le realtà stabili e strutturate che conoscono le persone e il territorio.
Nella co-creazione il decisore deve essere esterno, il lavoro da fare è di curatela.
L’importanza del riconoscimento e della valorizzazione: trasmettere ai cittadini che l’evento non sarebbe stato lo stesso senza di loro.
Ora si pone la questione dell’alleanza con altre specie che vivono sul nostro pianeta: ci vorrebbero più filosofi e più poeti.
Una scoperta quasi terapeutica.
Abbiamo bisogno di tecnologie che si autoriparino e siano in grado di proteggere l’uomo. La tecnologia, oggi, ci aiuta ma ci inquina.
Tra il sogno e l’esperienza c’è la pratica, che rende vero e usuale il sogno.
Il tema è quello della riscrittura delle istituzioni.
Ci sono un sacco di cose che con il nostro lavoro e l’intelligenza collettiva possiamo riuscire a fare.
La co-creazione è complessa. La complessità è da gestire e se non sei in grado di farlo, te la perdi.
Il processo di build up è stato necessario. Un momento sofferto, anche di scontri culturali ed emotivi tra la scena creativa e i Project Manager.
Finalmente pure io sono un pochino famoso!
I membri di Open Design School si scambiano conoscenze attraverso la pratica.
Valore aggiunto dei cittadini, nessuna colonizzazione.
Ho comprato subito il passaporto e l’ho anche regalato.
Le collaborazioni con le comunità locali hanno permesso di consolidare l’intento sentito e condiviso dalla maggior parte dei progettisti, quello di “continuare a fare”.
La Fondazione ha tre sedi. Questo ha permesso di rigenerare tre luoghi diversi.
Passato il santo, continui la festa!
Facciamolo diventare bello e replicabile, come la Festa della Bruna.
Un percorso di progettazione che è passato attraverso tante tappe.
Il 2019 non è fatto di cose materiali ma di partecipazione entusiastica.
Abbiamo dato vita a luoghi insoliti: visto che gli spazi non c’erano, li abbiamo creati.
Il mondo reale è il luogo in cui la co-creazione opera, non esistono prodotti astratti della co-creazione.
Casino Padula e l’Open Design School hanno dato un nuovo senso al quartiere di Agna.
Al centro, i cittadini. Ma soprattutto i bambini ed i più giovani. Per evitare di vedere le solite facce, i già avvezzi alla cultura.
La città è ancora pensata come un leviatano di materia e di gente. Ma la città per vivere ha bisogno di terra, di animali, di grano.
La co-creazione ha giocato su due livelli: il primo tra gli operatori culturali e il management, il secondo con i cittadini.
Bisogna adattarsi, non solo crescere. Il processo di adattamento è differente da quello di crescita.
C’è poi un lavoro sfigato che a turno un po’ tutti dobbiamo fare.
Ognuno può applicare le proprie modifiche per renderlo proprio.
Le persone sono al centro di quello che abbiamo costruito.
Nunzio è un’agenda vivente. Con precisione cronometrica mi sa dare tutte le informazioni.
Guardiamoci come passato di qualcun altro: non vogliamo mostrarci migliori?
La speranza per un grande futuro, di una città fatta per il domani, che non sia più da abbandonare.
È importante creare non solo un sistema cultura, ma anche un sistema di imprese a supporto che possano diversificare l’offerta.
Un percorso inclusivo, per insegnare ai cittadini come fare leva sulle proprie risorse.
Alla fine, dobbiamo scegliere poche cose sulle quali concentrarsi. Così può crescere la comunità.
Io non voglio questa responsabilità: sono venuto qui perché voglio continuare a sognare.
Quello che succede sembra naturale, in realtà c’è un sacco di lavoro dietro.
Esplorare l’ignoto con fiducia.
L’implementazione di uno strumento fatto di hardware e di software.
Le esperienze dei volontari e tutte le cose che abbiamo costruito insieme non devono andare perdute.
L’antropocene è una nuova era geologica, in cui la forza trainante del cambiamento non è la terra stessa, ma l’uomo.
La sfida culturale per i prossimi dieci anni è imparare a morire bene: immaginarci come archeologia e permettere la costruzione di una nuova storia attraverso un nuovo racconto.
Una nuova spinta a vivere esperienze culturali, bastava uscire che c’era sempre qualcosa da vedere, da fare.
Non è possibile concentrarsi solo sullo scambio di competenze, deve esserci anche un percorso di team building. Le relazioni costruite rimangono anche al termine del progetto.
Matera è una comunità in cammino e deve continuare a camminare.
All’inizio del processo c’è stato un momento di grande carisma e di impegno mediatico. Poi grande lavoro pratico.
Sono riuscito a fare quello che facevo solo perché c’è stata la partecipazione.
Dotarsi in autonomia di strumenti per mettersi in contatto e relazionarsi con gli altri.
Tutti sono parte del team, tutti sono leader e al contempo nessuno lo è.
Un po’ tutti, secondo me, abbiamo imparato a volerci più bene, a voler bene alla nostra città.
Io c’ero. Purtroppo non ho potuto seguire tutto, l’offerta era davvero tanta.
Il volume delle cose fatte, della gente coinvolta, un caos ma emozionante!
Matera ha dato spazio a nuove forme creative, aprendosi a nuovi percorsi, perché il vecchio non sempre funziona.
Abbiamo scelto di essere simbolici, non funzionali. Di non esprimere ciò che vogliamo fare, ma disegnare una nuova visione.
Abbiamo fatto molti tentativi, mooolti tentativi. Ci siamo resi conto non di aver finito le possibilità, ma di averle solo iniziate.
Essere strutturati può facilitare lo sviluppo e l’impegno. Non ci incontreremo più solo per una birra, ma per fare tanto altro: per rinnovare e ripartire nuovamente.
Una volta che il processo della co-creazione è innescato, il progetto è del pubblico e deve rimanere di pubblico dominio.
Chi partecipa non lavora da solo. Condividere le esperienze intensifica i benefici che nascono dal mutuo scambio di conoscenze e di competenze.
La semplicità è preferibile alla complessità, per questo è necessario non solo trovare un compromesso tra le parti, ma anche il migliore di quelli possibili.
L’innovazione diventa progresso quando la nuova cura è accessibile a tutti, indipendentemente dal censo.
Il pensiero come compost: elementi che provengono da diverse parti e da diverse fonti. Funziona, però, se c’è un equilibrio tra i vari elementi.
Un laboratorio permanente, che ora tocca a noi continuare.
Matera è fatica, la fatica di chi ha percorso mille gradini, tirandosi dietro il mulo.
Matera non ha bisogno di essere inventata, esiste così come è!