un valore assoluto
Il fallimento è uno dei valori assoluti. Se preferite, si potrebbe dire che è un lusso in sé e per sé.
Il fallimento è uno dei valori assoluti. Se preferite, si potrebbe dire che è un lusso in sé e per sé.
Nasce una narrativa diversa: lo stesso patrimonio, lo stesso territorio, riletti in maniera del tutto nuova.
Noi siamo quelli fuori dalle feste.
Il tempo deve essere dilatato.
Tra i punti di debolezza: una bassa popolazione studentesca.
Non ne eravamo capaci, ma ci sta che non ci sia stato un risultato. Devi avere un’ampiezza di tempo che non può avere una data di scadenza.
Open Design School è uno spazio sociale, aperto alla città.
La cultura diventa pratica della vita di tutti i giorni, disegnando un nuovo modo di essere cittadini.
Io confesso, molte cose le ho perdute, non perché avevo impegni, ma perché non mi ricordavo che ci fossero.
Con la co-creazione tutte le parti si fanno portatori delle informazioni e la comunicazione diventa tentacolare.
La co-creazione riguarda gli aspetti economici, ma riguarda molto di più gli aspetti sociali.
Il processo è che noi, mentre lo facevamo, non sapevamo dove andavamo a finire. Non hai mai le idee chiare rispetto al risultato finale.
Archivio di archivi e collezione di collezioni.
I facilitatori e i mediatori hanno un ruolo centrale. Senza di loro non si va da nessuna parte.
Matera è una comunità in cammino e deve continuare a camminare.
L’importanza del riconoscimento e della valorizzazione: trasmettere ai cittadini che l’evento non sarebbe stato lo stesso senza di loro.
L’idea, prima teorizzata e poi attuata, che la cultura è partecipazione, che la facciamo tutti insieme, non cade dall’alto, non è elitaria né incomprensibile.
Noi crediamo che praticare l’arte, applicarsi ad essa, viverla, sia un percorso per scoprire le innumerevoli narrazioni della nostra persona.
Noi abbiamo creato la struttura: temporanea, fluida. È poi l’artista che definisce la forma.
Esci e il tuo lavoro emerge. Sono le persone che capiscono il tuo lavoro.
Matera ha una forza attrattiva. Era più semplice che alcune cose potessero succedere a Matera piuttosto che altrove.
Difficile definire il risultato a priori: esso si definirà nel corso del processo.
I big data danno una grande capacità computazionale e possono aiutarci a ripensare in termini sistemici al concetto di salute, intesa come salute circolare.
Esplorare l’ignoto con fiducia.
La co-creazione è complessa. La complessità è da gestire e se non sei in grado di farlo, te la perdi.
Noi, con rispetto parlando, ci siamo fatti un culo così.
Uno dei valori cruciali: il rapporto tra partecipazione, cultura e cittadinanza.
Colpisce tantissimo chi viene da fuori, come l’irlandese. Tutti ritrovano un filo comune con una storia collettiva.
Succede di trovarsi in difficoltà perché devi trovare soluzioni usando solo gli strumenti che hai in mano.
È stata una grande sfida non limitarsi a comprare un’opera. Come con il Teatro San Carlo: non ti compro solo un’opera, ma ti chiedo di produrla con la comunità.
Il laboratorio è il cuore di Open Design School.
Rompere la passività stimolando l’istinto partecipativo.
Ho cercato di trasmettere il senso che ha per me l’essere materana.
Il meccanismo economico è fondamentale per la co-creazione. È necessario trovare quello più funzionale a tutti gli attori coinvolti e organizzarsi per renderlo efficace.
Il progetto è il processo.
La comunicazione deve essere collegata, a fronte della co-creazione la comunicazione deve essere univoca e sullo stesso piano.
Uso sostenibile ed innovativo del patrimonio culturale.
La partecipazione attiva dei cittadini alle pratiche e ai percorsi di creazione ne faranno una festa unica, e porteranno a sviluppare una comunità consapevole.
L’intelligenza collettiva come potenziale risorsa per lo sviluppo.
La sfida è generazionale.
I volontari sono un patrimonio umano notevole che la città acquisisce per sempre.
Bisogna lavorare per superare la sindrome di vedovanza.
Nel processo di co-creazione è importante la misurabilità di ciò che è stato fatto per il futuro.
Un percorso inclusivo, per insegnare ai cittadini come fare leva sulle proprie risorse.
Gli allestimenti sono un mezzo, non il fine.
La biodiversità definisce anche la nostra organicità.
Importante riuscire a ritagliarsi un 20/30% di divagazione, libertà, peregrinazione. Ma non di più.
Lucani si diventa!
Co-creazione si esercita sempre e solo per produzioni originali.
La sfida culturale per i prossimi dieci anni è imparare a morire bene: immaginarci come archeologia e permettere la costruzione di una nuova storia attraverso un nuovo racconto.
La città è ancora pensata come un leviatano di materia e di gente. Ma la città per vivere ha bisogno di terra, di animali, di grano.
Il meccanismo è complicatissimo.
Finalmente pure io sono un pochino famoso!
Innovazione e frugalità unite per valorizzare al massimo il potenziale delle risorse esistenti.
Co-creazione è un processo complesso, con diverse sfumature e gradazioni di complessità.
Desideriamo che più spazi dedicati alle arti possano essere attivati e abitati, cominciando dai teatri già esistenti.
Mi sono sempre chiesto: come ci sono riusciti?
Non è possibile concentrarsi solo sullo scambio di competenze, deve esserci anche un percorso di team building. Le relazioni costruite rimangono anche al termine del progetto.
La co-creazione è un processo di miglioramento e di trasferimento di competenze.
Era una causa così importante per la mia città.
Ho cominciato non ad avere idee diverse, ma a ragionare in maniera diversa.
Al centro, i cittadini.
Matera ha dato spazio a nuove forme creative, aprendosi a nuovi percorsi, perché il vecchio non sempre funziona.
Senza fretta. Senza paura di sbagliare. Prendendo rischi. Facendo assieme.
Dotarsi in autonomia di strumenti per mettersi in contatto e relazionarsi con gli altri.
Saper prendere pezzi diversi e riuscire a ricomporli assieme.
Una nuova spinta a vivere esperienze culturali, bastava uscire che c’era sempre qualcosa da vedere, da fare.
Desideriamo che a Matera tutte le arti, anche nelle loro ricerche più avventurose e profonde, diano vita a un evento collettivo, una festa laica.
Le esperienze dei volontari e tutte le cose che abbiamo costruito insieme non devono andare perdute.
Sapersi rapportare con il tempo. Riuscire ad uscire dalla pressione determinata dal tempo. Riuscire a dilatare il tempo.
Matera è stata un laboratorio per il Sud.
Tutto il lavoro dovrebbe essere compensato.
Il nostro patrimonio è stato curato e deve essere ricordato e non disperso.
Essere strutturati può facilitare lo sviluppo e l’impegno. Non ci incontreremo più solo per una birra, ma per fare tanto altro: per rinnovare e ripartire nuovamente.
Il pensiero come compost: elementi che provengono da diverse parti e da diverse fonti. Funziona, però, se c’è un equilibrio tra i vari elementi.
Non ho capito bene. Però mi sembra una figata pazzesca.
Solo un tessuto fitto e solidale di cultura può contrastare ogni forza disgregante.
Date un kit di lavoro, una strumentazione che ognuno può sfruttare come meglio crede, ma che è a disposizione di tutti.
Avevo bisogno di tempo per me, allora ho partecipato.
Comunità e artisti. In mezzo, fondamentali i facilitatori.
I cittadini sono i mandanti e ci chiedono loro di essere interessati
Un po’ tutti, secondo me, abbiamo imparato a volerci più bene, a voler bene alla nostra città.
Il mondo della co-creazione per i Project Leader è iniziato 8-10 anni fa.
Il mondo sembra, ma non è.
Il pensiero sta cambiando e anche la gestione di input e di informazioni che arrivano al cervello, per cui deve cambiare anche il modo di archiviare.
Ascolto e scambio: questa è la chiave.
Restituire diritto di cittadinanza ai luoghi in cui si vive, creando nuovi modi di condivisione.
La co-creazione ha visto da una parte la Fondazione Matera 2019 (esperti, manager, project manager), e dall’altra operatori culturali il cui mestiere è fare cultura.
Matera 2019 ha insegnato a fare un progetto. Ora, cosa vuoi fare da grande? Ogni partecipante deve deciderlo.
Nessuno aveva la benché minima idea di cosa potesse essere.
Abbiamo lavorato sulle canzoni di Matera, su ciò che c’è.
Solo se mischi le carte la partita si fa interessante.
Facciamolo diventare bello e replicabile, come la Festa della Bruna.
Il volume delle cose fatte, della gente coinvolta, un caos ma emozionante!
Ognuno può applicare le proprie modifiche per renderlo proprio.
La possibilità di dare un contributo artistico, senza nessuna esperienza, è stato magnifico.
Il coraggio di puntare su un tema innovativo dedicato ai giovani e al futuro.
È stato un lavoro intenso. Per la co-creazione serve un arco temporale più ampio.
Chi partecipa non lavora da solo. Condividere le esperienze intensifica i benefici che nascono dal mutuo scambio di conoscenze e di competenze.
Dedicare un po’ di tempo all’intera collettività.
Dovete dire ai vostri parenti che tutti possono partecipare alla festa, perché è una festa di tutti.
L’innovazione diventa progresso quando la nuova cura è accessibile a tutti, indipendentemente dal censo.
Io e mia moglie ci siamo iscritti subito, ma mia figlia lo aveva fatto ancora prima.
Io c’ero. Purtroppo non ho potuto seguire tutto, l’offerta era davvero tanta.
Attivare piccoli processi di formazione degli insegnanti per sensibilizzare a nuovi tipi di linguaggio in maniera più capillare.
Quantitativo, strutturato, classico VS modulare, replicabile, open.
Mi ha emozionato l’apprezzamento della gente, che mi ha ringraziato per il mio lavoro.
La co-creazione ha giocato su due livelli: il primo tra gli operatori culturali e il management, il secondo con i cittadini.
Servono coscienza, consapevolezza, un tempo lungo e spazio.
La città ha capito che ciò che rappresenta la cultura può venire da noi stessi: ognuno di noi può dare qualcosa.
Nel contempo, gli artisti devono avere la capacità di fare un passo indietro e di diventare co-creatori.
Matera non ha bisogno di essere inventata, esiste così come è!
La semplicità è preferibile alla complessità, per questo è necessario non solo trovare un compromesso tra le parti, ma anche il migliore di quelli possibili.
Bisogna adattarsi, non solo crescere. Il processo di adattamento è differente da quello di crescita.
È una scoperta terapeutica, perché ti fa scoprire lati di te che sono nascosti.
Matera come nome collettivo che indica una modalità di progetto.
Esperienze collettive per diventare la piattaforma collaborativa culturale più forte e rappresentativa nel Sud Europa.
Con l’esperienza di co-creazione e di Matera 2019, ci siamo posti un nuovo obiettivo che è il benessere sociale collettivo in toto, non solo quello per cui eravamo nati.
La ricerca della bellezza dev’essere una pratica quotidiana di consapevolezza, insita anche nelle piccole cose.
Ẻ un’esigenza condivisa quella di continuare a fare qualcosa.
Il tema è quello della riscrittura delle istituzioni.
Al centro, i cittadini. Ma soprattutto i bambini ed i più giovani. Per evitare di vedere le solite facce, i già avvezzi alla cultura.
È stato un anno commovente, non potevo trovare una collega migliore di questa qua.
Matera 2019 è stata un buon biglietto da visita per costruire nuove relazioni, sia a livello locale che nazionale ed europeo, slegate dal solito patrimonio di contatti personali.
La co-creazione è come il lievito madre, che devi alimentare continuamente per farlo crescere e non morire.
Si può fare!
Queste regole devono essere rotte, spezzate, modificate, adattate, riscritte. Non esiste sostituto per l’esperienza e per l’intelligenza collettiva.
La bellezza è dentro ciascuno di noi, va praticata per lasciarla emergere.
Sosteniamo che la bellezza è generata da tutte le forme della diversità.
Dopo un’esecuzione non diciamo se è stato bello o no, se c’era pubblico o meno, perché non conta la fine. Vince il progetto che ha avuto il processo più interessante.
Prototipo-laboratorio per una nuova idea di istituzione culturale del ventunesimo secolo.
Matera come luogo aperto e neutrale in cui sperimentare collettivamente soluzioni ai problemi della contemporaneità.
Alla fine di tutto, perché tutto non si spenga, si chiede un atto di responsabilità. La responsabilità è di tutti.
Ciò che emerge è unico, ed è questo che lo rende soddisfacente.
Il processo di build up è stato necessario. Un momento sofferto, anche di scontri culturali ed emotivi tra la scena creativa e i Project Manager.
Nulla è più importante della sicurezza.
Si fa fatica a tirare le somme rispetto a cosa si è fatto.
Il cambiamento è partito. Rendiamolo irreversibile.
Aver dato alla cittadinanza un ruolo di utilità è stato un valore aggiunto.
La discontinuità può riguardare i singoli, non l’intera comunità.
Almeno il 50% del programma realizzato attraverso co-produzioni europee.
L’incontro del tramezzino: due ore, dalle 14 alle 16, in gruppi di massimo 16 persone. Si facevano ragionamenti limite verso i quali tendere.
Abbiamo scelto di essere simbolici, non funzionali. Di non esprimere ciò che vogliamo fare, ma disegnare una nuova visione.
Quello che succede sembra naturale, in realtà c’è un sacco di lavoro dietro.
Esperimento per affascinare con la memoria.